Approcci assai diversi: Francesco d'Assisi e Bernardo di Chiaravalle
I frati poi che vanno fra gli infedeli, possono comportarsi spiritualmente in mezzo a loro in due modi. Un modo è che non facciano liti o dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio e confessino di essere cristiani. L'altro modo è che quando vedranno che piace al Signore, annunzino la parola di Dio perché essi credano in Dio onnipotente Padre e Figlio e Spirito Santo, Creatore di tutte le cose, e nel Figlio Redentore e Salvatore, e siano battezzati, e si facciano cristiani, poiché, se uno non sarà rinato per acqua e Spirito Santo non può entrare nel regno di Dio
Francesco d’Assisi, Regola non bollata, cap. xvi
Nel contesto del Medioevo europeo, Bernardo di Chiaravalle (m. 1153) e Francesco d’Assisi (m. 1226) rappresentano due approcci profondamente differenti.
Bernardo di Chiaravalle e l’elogio di uno stile militante
Bernardo di Chiaravalle fu chiamato da papa Eugenio III a predicare la Seconda Crociata (1145-1149), con l’obiettivo di mobilitare i nobili europei per liberare la Terra Santa.
In questo contesto, Bernardo scrisse il celebre De laude novae militiae (Elogio del nuovo esercito), esortazione rivolta ai Templari, nuovo ordine cavalleresco-monastico.
L’opera giustifica il martirio offensivo, sostenendo che combattere contro l’infedele per difendere la fede non è omicidio, ma malicidio, ovvero distruzione del male.
Pur ampliando il concetto tradizionale di martirio, Bernardo sottolinea che la violenza è estrema e legittima solo se indispensabile per difendere i cristiani.
Francesco d’Assisi e l’incontro pacifico con il Sultano nel 1219
Francesco d’Assisi, durante la V crociata (1219), si reca in Terra Santa, giungendo a Damietta, città strategica sul delta del Nilo.
Qui incontra il Sultano al-Malik al-Kāmil, nipote di Saladino, noto per la sua cultura e giustizia, in un contesto di forte tensione, dopo la sconfitta dell’esercito crociato e il fallimento delle trattative per la resa di Gerusalemme.
Secondo le cronache, Francesco si presenta con coraggio e umiltà, rifiutando doni e vantaggi personali, e propone persino l’ordalia del fuoco – cioè il passaggio tra le fiamme – per dimostrare la verità della fede cristiana, offerta che il Sultano declina.
L’incontro, pacifico e rispettoso, mostra un approccio al dialogo e all’evangelizzazione basato sulla testimonianza della vita, sull’umiltà e sul rispetto dell’altro. Questo episodio rappresenta la spiritualità francescana come un modello di dialogo interreligioso, che anticipa modalità di convivenza e confronto pacifico tra fedi.
Ottocento anni dopo, nel 2019, ricordando tale incontro, con una condivisione fraterna tra il Papa e un’importante autorità musulmana, verrà firmato ad Abu Dhabi il Documento sulla fratellanza umana.