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La svolta del Vaticano II (1965): le dichiarazioni Dignitatis humanae e Nostra aetate

La Chiesa guarda anche con stima i musulmani che adorano l'unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini

Nostra aetate, n.3

Il Concilio Vaticano II (1962-1965) segna una svolta decisiva nel rapporto della Chiesa cattolica con l’Islam. 

Già Paolo VI con l’enciclica Ecclesiam suam (1964) invitava al dialogo con tutti i credenti.

«il disegno di salvezza abbraccia anche coloro che riconoscono il Creatore, e tra questi in particolare i musulmani, i quali, professando di avere la fede di Abramo, adorano con noi un Dio unico, misericordioso che giudicherà gli uomini nel giorno finale».

Costituzione sulla Chiesa Lumen gentium n. 16. 

La libertà religiosa: la dichiarazione Dignitatis humanae

Presupposto dell’esperienza religiosa e del dialogo è la libertà religiosa sancita dalla dichiarazione Dignitatis humanae (DH). 

«Questo Concilio Vaticano dichiara che la persona umana ha il diritto alla libertà religiosa. Il contenuto di una tale libertà è che gli esseri umani devono essere immuni dalla coercizione da parte dei singoli individui, di gruppi sociali e di qualsivoglia potere umano, così che in materia religiosa nessuno sia forzato ad agire contro la sua coscienza né sia impedito, entro debiti limiti, di agire in conformità ad essa: privatamente o pubblicamente, in forma individuale o associata. Inoltre dichiara che il diritto alla libertà religiosa si fonda realmente sulla stessa dignità della persona umana quale l'hanno fatta conoscere la parola di Dio rivelata e la stessa ragione. Questo diritto della persona umana alla libertà religiosa deve essere riconosciuto e sancito come diritto civile nell'ordinamento giuridico della società» (DH 2).

Le relazioni tra la Chiesa cattolica e le altre religioni: la dichiarazione Nostra aetate

La dichiarazione Nostra aetate (NA) chiarisce l’atteggiamento della Chiesa cattolica verso le altre religioni. Due sono i principi guida: il riconoscimento dell’esperienza religiosa come dimensione costitutiva dell’uomo e la convinzione che le religioni riflettono un “raggio di verità” (NA 2). 

Si tratta del testo più breve di tutto il Concilio, di cinque paragrafi, dove il n. 3 è interamente dedicato ai musulmani.

 

«La Chiesa guarda anche con stima i musulmani che adorano l'unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini. 

Essi cercano di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti di Dio anche nascosti, come vi si è sottomesso anche Abramo, a cui la fede islamica volentieri si riferisce. 

Benché essi non riconoscano Gesù come Dio, lo venerano tuttavia come profeta; onorano la sua madre vergine, Maria, e talvolta pure la invocano con devozione. 

Inoltre attendono il giorno del giudizio, quando Dio retribuirà tutti gli uomini risuscitati. 

Così pure hanno in stima la vita morale e rendono culto a Dio, soprattutto con la preghiera, le elemosine e il digiuno.

 

Se, nel corso dei secoli, non pochi dissensi e inimicizie sono sorte tra cristiani e musulmani, il sacro Concilio esorta tutti a dimenticare il passato e a esercitare sinceramente la mutua comprensione, nonché a difendere e promuovere insieme per tutti gli uomini la giustizia sociale, i valori morali, la pace e la libertà» (NA 3).

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