Costantinopoli 1453, i turchi e il De pace fidei di Niccolò Cusano

In questo modo si concluse nel cielo la discussione riguardante la concordia ragionevole tra le religioni. Il Re domandò ai sapienti di ritornare alle loro terre per ricondurre i popoli all’unità del vero culto con la guida e l’assistenza dei ministri angelici; di recarsi, con pieni poteri, a Gerusalemme, centro universale, per accogliere a nome di tutti i popoli l’unica fede e fondare su di essa una pace perpetua, affinché il Creatore dell’universo, benedetto nei secoli, fosse eternamente glorificato nella pace. Amen.

Niccolò Cusano, De pace fidei, XIX

Dopo un lungo assedio, il 29 maggio 1453 la città di Costantinopoli (dal 1930, Istanbul), veniva conquistata dall’esercito turco che poneva così fine all’Impero Bizantino, epigono dell’Impero Romano d’Oriente.

La caduta di Costantinopoli fu vissuta come un evento epocale per le sorti di tutta la cristianità e rappresentò l’affermazione di una nuova potenza, politica e religiosa, percepita come un pericolo mortale.

La soluzione invocata - purtroppo ancora una volta - fu l’azione armata: un’ennesima crociata contro i Turchi che continuò nelle guerre veneziane-ottomane, di fatto fino alla fine della Repubblica di Venezia (1798).

 

Cusano e la pace delle religioni

In tale clima di paura e agitazione, spicca la grande figura di Niccolò Cusano (1401-1464), giurista, filosofo, teologo, matematico, vescovo e cardinale, autore di numerose opere su argomenti assai eterogenei. 

Nel 1453 Cusano era vescovo di Bressanone e alla notizia sconvolgente della caduta di Costantinopoli compose il breve saggio De pace fidei (La pace della fede). Già il titolo comunica la prospettiva dell’autore: la pace tra le religioni

Cusano immagina un concilio celeste presieduto nelle prime giornate dal Verbo Divino stesso, poi da San Pietro e poi da San Paolo. Si alternano – in diciannove brevi capitoli – diversi interlocutori, un gruppo di saggi convocati per costruire la pace: l’Arabo, il Caldeo, il Giudeo, il Persiano, il Francese, il Turco, il Greco, l’Indù. 

Il fulcro di tutto è l’unicità di Dio (cap. VI) e quindi della Sapienza (cap. IV), della Verità, della Religione: «come la verità è unica e tale che ogni intelletto possa raggiungerla, così le diverse religioni saranno ricondotte all’unica vera fede» (cap. III). La visione unitaria e globale è espressa dall’affermazione, messa in bocca al Verbo Divino: «Vi è dunque per tutti gli uomini dotati di intelletto un’unica religione e un unico culto, nella diversità dei riti»

La Lettura Critica del Corano di Cusano (1461)

Successivamente Cusano si interessò direttamente all’Islam pubblicando, nel  1461, un’opera particolare la Cribratio Alcorani (Lettura critica del Corano), nella quale  legge, commenta e confronta sure del Corano e temi in esse contenuti. 

Il confronto tra Corano e Vangelo è portato avanti su singole questioni, in particolare sull’identità di Cristo e sulla Trinità, utilizzando metodi di interpretazione solitamente applicati all’Antico Testamento. 

Quasi un unicum, prima delle svolte del Novecento, l’approccio di Cusano considera il Corano nella sua portata, nel suo messaggio, nello sforzo di comprenderlo e non lo demonizza o etichetta come falso o totalmente incompatibile con la fede cristiana.

Bibliografia