All’alba della modernità: Dante e Boccaccio
Io saprei volentieri da te quale delle tre leggi tu reputi la verace,
o la giudaica o la saracina o la cristiana
G. Boccaccio, Decameron, Giornata prima, novella terza
Nel XIV-XV secolo, in Europa, la conoscenza dell’Islam era il risultato di contatti commerciali, traduzioni di testi arabi e racconti spesso filtrati da una prospettiva cristiana.
Dante contro lo “scisma musulmano”
Dante Alighieri (m. 1321) dimostra una certa conoscenza della cultura araba e islamica, probabilmente mediata da testi come il Libro della Scala di Maometto, che racconta il viaggio ultraterreno del profeta dell’Islam. Tuttavia, nella Divina Commedia, la sua posizione è netta e coerente con la visione teologica dell’epoca.
Nell’Inferno – canto XXVIII, 22-63 –, Maometto è collocato tra i seminatori di discordia, punito con lo squarcio del corpo dal mento in giù, mentre accanto a lui compare Alì, aperto dal mento al capo.
La pena ha un chiaro valore simbolico: la divisione fisica rappresenta la divisione religiosa che, secondo Dante, l’Islam ha causato all’interno della cristianità, poiché anche lui considerava l’Islam una eresia cristiana. Il linguaggio usato dal poeta è volutamente crudo e realistico, volto a suscitare disgusto e a ribadire la condanna a chi provoca scismi.

Boccaccio e la parabola dei tre anelli
Molto diversa è l’impostazione di Giovanni Boccaccio (m. 1375) nel Decameron dove l’Islam non è oggetto di condanna, ma entra in un discorso di confronto e tolleranza religiosa, del quale la novella terza della prima giornata è un fulgido esempio.
Il protagonista è il sultano Saladino, raffigurato come un sovrano saggio e intelligente, che mette alla prova l’ebreo Melchisedech chiedendogli quale sia la vera religione tra Ebraismo, Cristianesimo e Islam.
La risposta avviene attraverso la parabola delle tre anella: un padre dona a ciascuno dei suoi tre figli un anello identico, rendendo impossibile stabilire quale sia quello autentico.
Il significato è chiaro: nessuna religione può rivendicare con certezza il possesso esclusivo della verità, e ciò che conta davvero è il comportamento morale degli uomini.
Il confronto tra Dante e Boccaccio mette in luce due visioni opposte.
Dante incarna una mentalità fortemente teocentrica, in cui l’Islam è visto come un’eresia e Maometto come un seminatore di discordia.
Boccaccio, invece, esprime una visione laica e razionale, anticipatrice dell’Umanesimo, fondata sul dialogo e sul rispetto tra le religioni.
Attraverso queste due opere, si può osservare il passaggio da una cultura della condanna a una cultura della tolleranza, che segna una svolta fondamentale nella storia del pensiero europeo.